martedì 11 febbraio 2020

Ma io boh...

Vì mi scrive e mi chiede come sto. 
Ah bella domanda. Dentro ad un frullatore. 
Ecco come sto. 
Uno di quei periodi in cui ti trovi a guardarti dentro e provi a mettere ordine in quel casino assoluto che è l'armadio della tua vita. 
Il posto dove prendi e appendi i ricordi, ad esempio quelli da cui è impossibile separarti. E sono lì, ben sistemati in una scatola con un bel coperchio, i sacchettini profumati e un posticino privilegiato.

Poi ci sono le situazioni che ti stanno strette. Che però non butti perché non si sa mai: metti che dimagrisco un po' e se le recupero magari riesco pure a respirarci dentro. Mah. Con i jeans non mi è mai successo.

La scarpe scomode... quelle sono un capitolo a parte. Perché se sono scomode ti fanno male, non ci sono santi né madonne. Il piede quello è.
Non puoi accorciarlo, dimagrire, fare finta di nulla. Ci sono cose che o ti calzano a pennello o fanno solo danni.

Ci sono le cose nuove che sono ancora lì stirate e in bella mostra, pronte all'uso e sono cariche di speranze e ottimismo e ancora aspettativa. Chissà se poi le userai mai. Ma intanto sono lì. Le guardi e le accarezzi, è già rassicurante così. È pure divertente fantasticarci sopra, per un po'.

Il difficile arriva quando ti infili in quell'anta dove non guardi da tempo, e dentro ci trovi cose sepolte lì da non ricordi nemmeno quando, e nel momento in cui ci metti il naso sembra che aspettasero solo te, per esploderti in faccia.
E non puoi ficcarle tutte in un sacco nero e fare finta di nulla. Le devi prendere una ad una, controllare di cosa si tratti e decidere che farne. Che può essere l'accantonarlo definitivamente oppure pensare di recuperarlo magari aggiustando qui e tagliando là. 
Qualcosa di utile potrebbe uscirne.

È un bel lavoro, sicuramente.
Quando avrai messo tutto in ordine ti guarderai intorno soddisfatta e compiaciuta. E magari ti renderai conto di aver avanzato ancora tanto spazio, rimasto libero di cui puoi disporre come vuoi. 
Però nel frattempo, è un delirio. 
Una mezza catastrofe. 

venerdì 17 gennaio 2020

Siria e... - Giulia Manzi

Doverosa premessa: questa non è una recensione, non nel senso più tecnico della definizione. Per un motivo molto semplice: non sono un critico letterario. Sono solo una persona che legge, non quanto vorrebbe, a cui piace discorrere di libri, sopratutto quelli che le sono piaciuti. Se leggo libri che non mi conquistano glisso, per due motivi altrettanto semplici: la bellezza sta negli occhi di chi legge. Banale forse, ma tant'è. Non detengo certo la verità universale. Inoltre,  un libro porta con sé una storia sotterranea di energie investite, tempo rubato alla famiglia, agli hobby o al cazzeggio. Quindi merita rispetto, a prescindere. 
Quello che vi apprestate a leggere sono impressioni, sensazioni, che il libro mi suscita. Per le recensioni più tecniche vi rimando agli esperti del ramo.



La primissima opinione che mi sono fatta di Giulia, quando l'ho conosciuta, è stata: "è una macchina da guerra".
Un concentrato di idee, di energia e di cultura. Una persona che ti snocciola citazioni e riferimenti, non perché non abbia idee proprie come fa la maggior parte della gente, ma perché come diceva Enzo Biagi: “perché ho memoria e perché ho bisogno di appoggi: c'è qualcuno al mondo che la pensava, o la pensa, come me”. Insomma, una persona con cui parleresti per ore, non solo per le sue conoscenze in diversi campi della letteratura, ma e forse soprattutto, per la sua dolcezza.
Ed è proprio da questo suo lato delicato che, secondo me, escono le filastrocche di Siria. Un libro per bambini, e per gli adulti che glielo leggeranno. Un libro di quelli che mi ricordano l’infanzia, quando sfogliavo pagine di carta e cercavo i pennarelli per colorare, “mi raccomando, sempre dentro le righe”.
“Siria e…” è un libro di filastrocche che raccontano immagini di vita quotidiana, quella semplice che un po’ rimpiango. O forse rimpiangiamo un po’ tutti.
Ma con sfumature profonde e per nulla banali. Ce lo ricorda Calvino: la leggerezza non è superficialità.

Siria in ogni capitolo impara qualcosa di nuovo ma soprattutto attuale: impara ad amare.
Amare l’ambiente in cui vive e a rispettarlo, impara ad accettare le diversità nell’arcobaleno dei suoi amici come parte del suo mondo, perché sono quelle che l’arricchiscono e la fanno crescere.
Impara che nei racconti della nonna si nasconde la Storia, quella vera. Impara attraverso le carezze della mamma ad amarsi com’è, e senza dare troppa importanza alle voci alle volte avverse che le girano e le potrebbero girare intorno.
Siria impara un insegnamento fondamentale: l’amore e il rispetto per sé stessa e per gli altri.
E allora se per i bimbi è quasi un gioco, tra una rima e un pastello, per noi che gli affianchiamo nel loro approccio alla lettura, potrebbe rivelarsi un più che utile promemoria. 

Non metto link per l’acquisto. Mi permetto di consigliarvi di prenotarlo in libreria. 

martedì 19 novembre 2019

Polvere...

In questi giorni verrebbe voglia di tutto, meno che di aprire le finestre. 
Piove ininterrottamente da giorni, fa freddo, e in diverse zone d'Italia ci sono danni difficili da calcolare. 
Però spalancare le finestre è necessario. Ho avuto giorni di febbre, cambiare aria dà la sensazione di far uscire i respiri "malati". 
E ancora più bello spalancare le finestre della propria anima. Certo, per bisogna avercela pure, un'anima.
L'anima è come "il buongusto e il senso dell'umorismo. Tutti sono convinti di averne,  ma è materialmente impossibile che tutti ne abbiano".*
Ma se ce l'hai allora la devi trattare bene, anche se è stropicciata perché, malauguratamente, l'hai appoggiata nel posto sbagliato e qualcuno di distratto ci si è seduto sopra. Anche quando una cameriera sciatta l'ha presa per sbatterla a mo' di tappeto e l'ha lasciata fuori alle intemperie. In fin dei conti succede, di distratti e sciatte è pieno il mondo.
Non resta che correggere il tiro, andartela a riprendere e fare un attento lavoro di restauro. E se con il fai da te non sei proprio pratica, meglio rivolgersi a chi il restauratore lo sa far bene. Va a finire che ti sistema non solo l'anima, ma anche lo spirito, la voglia di fare, e pure il fisico va, così smetti di litigarci, finalmente. Mi si creda, ho finalmente capito che la felicità non è perdere dieci chili, rinnovare il guardaroba, se poi il volto resta arcigno. Meglio il vecchio jeans di sempre e un sorriso limpido, "la mia cellulite le mie nuove consapevolezze..."

Quindi, nonostante la pioggia, apro le finestre. Faccio entrare aria fresca, cambio le lenzuola, metto in ordine libri e idee.
Ho dovuto cambiare le lenti degli occhiali, e anche se la cosa non è stata indolore anzi, ora vedo le cose più chiaramente. Gli occhi all'inizio non volevano crederci, si sono opposti e hanno bruciato per giorni. Ma ora mi godo una visione più lunga, e decisamente più nitida. 
Faccio progetti. 
Ambiziosi, limpidi, e grandi. Anche più grandi di me. C'è un giro di vocali sul mio telefono da mettere a rischio la capacità di memoria, ma è così che succede quando menti brillanti, in fermento, si incrociano e si confrontano. Ed è uno spasso.
Mi metto i tacchi e vado a pranzo in buona compagnia, e poi spettegolo con le amiche come solo le quindicenni fanno.
Insomma, nonostante la pioggia incessante di questi giorni, se mi perdo a guardar fuori dalla finestra, mi scopro a sorridere. Perché se è vero che non può piovere per sempre, è altrettanto vero che quando le pozzanghere incombono ci sono tante cose che si possono fare.
Ad esempio saltarci dentro a pié pari come si faceva da bambini, fregandonsene di schizzare tutto intorno, e poi ridendo, salire di almeno cinque gradini. 

*Harry ti presento Sally
On Air: Polvere - Enrico Ruggeri


mercoledì 9 ottobre 2019

Il tallone di Achille - Massimo Tallone - Golem Edizioni

Ricorderò le giornate di primavera 2019 come le più intense della mia vita. Rapita in un turbine di emozioni, tra le presentazioni de La mossa del gatto e l'inaspettato, ottimo risultato ottenuto.
Soprattutto in termini di affetto da parte di lettori, qualcuno mi conosceva già e mi seguiva da quando ha scoperto che imbratto con le mie nevrosi queste pagine virtuali, altri conosciuti lungo il cammino proprio grazie alle avventure di Pablo e Cloe. Ho ancora difficoltà a crederci.
Nel mezzo di questo tango emozionale, la telefonata de #ilmioeditoreèdifferente, che mi chiede se voglio entrare a far parte di un progetto in via di sviluppo che coinvolge la Golem e Massimo Tallone. Credo che, per un'allieva, affiancare il proprio maestro in un lavoro sia una delle più grandi ambizioni. Ho accettato senza nemmeno dare il tempo a Giancarlo Caselli di finire la frase.
Così è iniziata un'estate fatta di mail, di racconti da leggere, di cose da imparare, di confabulazioni telefoniche con Massimo Tallone che non si è mai tirato indietro ad un mio grido di aiuto, o necessità di spiegazioni. 
Tanti i racconti pervenuti. Tanti gli autori, affermati o esordienti, che hanno voluto mettersi in gioco e tanta la creatività dimostrata. Molti i confronti per decidere la rosa dei prescelti da pubblicare. 
E alla fine, eccola qua. Ho il piacere, l'onore e il privilegio, di stringere tra le mani una delle prime copie stampate dell'antologia Il tallone di Achille. 
Quindici racconti noir, una raccolta di visioni diverse e distinte delle fragilità umane che portano a crimini più o meno efferati. 
Non solo.
Massimo ha scritto, oltre al racconto di chiusura, anche la prefazione: una vera e propria guida per chi vuole cimentarsi a scrivere un racconto noir, e la postfazione dove analizza proprio come le debolezze possano indurre un individuo a varcare il confine del male. 
Insomma, ho mille motivi per ritenermi non solo contenta, ma orgogliosa di aver assistito e partecipato, fin dall'inzio, alla nascita di questo libro che promette di aver molto da dire. E avete la mia parola che mantiene egregiamente la promessa.

Una confidenza autocelebrativa, me la concedete? 
Mi sono quasi commossa il giorno in cui ho spedito a Massimo il mio racconto, e solo dopo una manciata di minuti, mi è arrivata la telefonata del maestro che al mio "pronto" ha risposto con: "Accidenti che bomba! Questo aprirà le danze." 
E son soddisfazioni.


L'uscita ufficiale è prevista per il 17 ottobre, ma la potete acquistare in anteprima QUI

martedì 1 ottobre 2019

Tu chiamale se vuoi emozioni...

Nel post precedente parlavo delle amiche che confabulano alle tue spalle quando vogliono organizzarti una festa a sorpresa. Manco fossi strega e veggente, era quello che stavano facendo. 
Torino questa volta mi ha abbracciata attraverso il loro calore. Mi sono ritrovata per due giorni al centro dell'universo di persone che mi vogliono davvero tanto bene. E l'hanno dimostrato in tutti i modi.
Certo, non riuscendo a sostenermi quando mi sono spalmata a terra per un marciapiede non visto, ma raccogliendomi come un budino dall'asfalto, sì.
Due giorni di coccole, di abbracci pure immotivati, ma quando mai lo sono immotivati gli abbracci, di commozione, di regali, di treni presi da Genova apposta per me, di persone che hanno voluto incontrarmi e ascoltarci mentre presentavamo il libro che mi ha cambiato per molti versi la vita. Chi l'avrebbe mai detto che questi sarebbero stati i risultati, se ripenso a me stessa mentre ero lì che scrivevo nello studio, con la Melli prima a dormirmi vicina, e i tre pestiferi poi, da togliere dalla tastiera.
Invece mi ha portato così tanto. Un bagaglio emotivo di cui non riesco nemmeno a vedere i confini.
E soddisfazioni, tante.
Anche un premio. 
Domenica mattina sono partita con la Minnie e fatti questi 507 km, sono arrivata a Montefiore per ritirare il quinto premio categoria A: romanzi editi.
Salire sul palco e avere il nodo in gola è stato un tutt'uno. Riporto qui le parole che sono riuscita a boffonchiare, imponendomi di non piangere davanti al teatro gremito, e dai che mi è andata già meglio di quando ho stretto la mano ad Alberto Angela. 
"Ringrazio la Giuria, prima di tutto. Perché è il primo romanzo di un'esordiente, e quindi nulla è scontato. Ringrazio la Golem Edizioni nella persona di Giancarlo Caselli, perché ha creduto in questo romanzo fin dall'inzio. E ringrazio la mia famiglia, perché avere a che fare con qualcuno che scrive noir, non è sempre facile: alle volte chiamano e mi chiedono come sto, io rispondo "sto cercando di capire come far schiattare questa", mi rendo conto può essere disorientante". 
Risate del pubblico, sipario.
Grazie.

mercoledì 25 settembre 2019

Cose belle tra donne

Giornata grigia, un po' come il mio umore. 
Mi dirigo verso l'atrio dell'ufficio e lì mi trovo a osservare una signora che, in piedi accanto all'ingresso, ascolta la musica dalle cuffie e tiene gli occhi fissi sul display del telefono. Sorride. 
Non focalizzo subito il perché, ma non riesco a smettere di guardarla. Lei se ne accorge e quando le passo accanto si toglie le cuffie, come si aspettasse le dicessi qualcosa. 
Realizzo che gli ultimi metri devo essere sembrata ben strana, e comprendo anche il motivo di tanta attenzione. 
Arrossendo le dico: "mi perdoni, non volevo essere invadente, ma lei ha delle scarpe bellissime". E infatti... aveva un bellissimo decolté blu elettrico dal tacco vertiginoso. Lei sorride di rimando: "anch'io le adoro! pensi che ho comprato il vestito apposta dello stesso colore, perché quando le ho prese è stata pura follia". Ci salutiamo ed entro nel condominio "le Vallette", sempre convinta che il destino uno se lo porti nel nome. Ma l'umore non è più tanto grigio. Tende più al blu elettrico. Cose che solo tra donne...

Ieri sera, invece, consulenze via whatsapp sul cosa mettere per le presentazioni del fine settimana. "Questo sì, questo no, questo dai è troppo. - No il problema non è il vestito troppo, so io che so' tanta". 

Il bello delle amiche è che ti rincuorano. A prescindere. Anche sulle tue forme troppo morbide, sui tuoi gusti troppo classici, sulla tua mania per i jeans inseparabili come tattoo, dalla crisi premestruale che ti fa vedere tutto nero sfumato di grigio, e se lo reputano necessario vengono a ripescarti in fondo al quel magliore taglia XXL nel quale ti nascondi, come fosse una tenda canadese. 
Le amiche sono quelle che tu puoi dire "lo stronzo" e non hai bisogno di aggiungere altro. Sanno a prescindere di chi si parla, cambiano sguardo e nello stesso istante hanno giò formulato una serie di epiteti variopinti da scrivergli sulla carrozzeria dell'auto, alla prima occasione utile. 
Le amiche sono quelle che ti fanno scudo intorno che nemmeno la scorta di Saviano. Sono quelle che, però, ti scuotono dal torpore quando ti lasci andare troppo. Sono quelle che confabulano tra di loro alle tue spalle, ma lo fanno solo quando devono cucirti un paracadute su misura. 
O organizzarti una festa a sorpresa. 
Sono quelle che ti invitano ad un concerto metal anche se sei cresciuta a pane e Pooh, e tu hai deciso che ci vai e già non vedi l'ora. 

In questi giorni ho capito che quando fatico a ritrovare il mio centro, posso permettermi il lusso di chiedere in prestito un pezzettino del loro, non me lo negheranno mai. Il che rende tutto più semplice. 
Come scoprirsi a sorridere studiando ricami per carrozzeria.

giovedì 29 agosto 2019

Come stai?


No, non sto bene. 
Ho passato giorni vuoti, colmi di assenza. 
Mi sono aggirata per casa chiedendomi cosa fare, come se ogni gesto fosse qualcosa di inutile. 
Ho pregato. 
Da mio padre, al Signore, fino a un paio di Santi, di quelli un po' snobbati dai calendari e che non si ricordano, magari avendo meno lavoro arretrato, mi avrebbero prestato più attenzione.
No. Niente da fare.
Ho letto l'oroscopo. Anzi, gli oroscopi. Cercando quello che mi desse più speranza, più ottimismo, per quei dodici secondi in cui pensavo di potergli credere.
Ho comprato due bicchieri per whisky.
Lasciato scostato lo sgabello della penisola, in cucina. Così, l'immaginario ci si potesse sedere con più facilità.
Sono entrata in libreria, ho preso Il libro delle risposte dell'Angelo Custode. L'ho stretto tra le mani, ho visualizzato il suo viso, ho chiesto "tornerà?". Un respiro profondo e ho aperto una pagina a caso. 
"Alcune domande non hanno risposta".
Ecco.
Ho azzardato una visita in un sito di magia bianca. Riti per farlo tornare. Mi sono data della deficiente e ho chiuso. 
Devo avere il link salvato da qualche parte.

No, non sto bene.
Ho dormito. Tanto e male.
Dormire come via di fuga, come spegnere una testa che girava a vuoto sempre intorno allo stesso pensiero. Speranza a dir poco vana, dato che quando la veglia era ancora dormiente, mi ritrovavo aggrappata alle sue parole, come fossero le sue spalle, parole in cui avevo creduto e mi ostinavo a voler credere. 
In cui credo. 
Alla fine le ho dovuto prendere tutto: le sue cose, le maglie, le parole, i sogni, i progetti, le speranze. Tutte le storie, le promesse.
L'anello e la sua proposta.
Anche il dito si è opposto, non voleva lasciarlo andare. Intorno a me una virtuale stazione di Bologna è scomparsa nel fumo come in quei film di Humphrey  Bogart.
Ho chiuso tutto in quello che era il suo cassetto. 
Di tanto in tanto mi ci siedo davanti ma non lo apro. 
Temo possa uscire uno di quei pagliacci delle scatole di latta, col ghigno rosso spacciato per sorriso, a darmi della stupida per averci creduto con ogni fibra del mio essere; e gli occhi tristi di chi comprende che era impossibile non credere e cedere a quegli sguardi, a quei fiumi di parole che diventavano carezze. 

No, non sto bene. 
Sfoglio proverbi e saggezza popolare a proposito di porte chiuse e portoni aperti, l'imparare a lasciare andare, il continuare a sperare, la capacità di ricominciare, e altre consolazioni, magre. 
Almeno loro.
Spengo la radio quando Tiziano chiede, pur con molta educazione a dire la verità, scusa sai non ti vorrei mai disturbare, ma vuoi dirmi come questo può finire? Già come può?
Si può. È già fatto. 

No. Non sto bene.
Che poi lo sappiamo tutti che passerà, che il dolore è fisiologico, va affrontato che è l'unico modo di superarlo. Lo so.
Bisognerebbe scacciare le avversità come si fa con le mosche, diceva il buon Battiato e lui  è uno che ne sa. E ci sarà un giorno in cui avrò ancora voglia di ridere, lo so. E tornerò ad essere la cazzara di sempre, che non è mica la fine del mondo. 
No. 
Ma questa è la fine di quel Nostro Mondo. 
E per ora no, non sto bene. 

Ma io boh...

Vì mi scrive e mi chiede come sto.  Ah bella domanda. Dentro ad un frullatore.  Ecco come sto.  Uno di quei periodi in cui ti trovi...