giovedì 21 febbraio 2019

Sì, viaggiare...

Febbraio è il mese in cui inizio a pensare alla via di fuga. Il sole che, seppur a fatica, incide la nebbia mi fa sentire la primavera che si avvicina e la mia tolleranza verso gli ambienti chiusi raggiunge i livelli minimi.
Se da un lato la disciplina batte la ribellione che l'affitto devo pagarlo e pure gli inesauribili chili di lettiera, la testa ha bisogno di poter evadere oltre i confini della scrivania. 
Guardo oltre la finestra, come a scuola. Mi perdo tra i pensieri e i desideri inespressi restano annodati ai ricci in attesa di una presa di coscienza. 
Temo l'aereo. 
Tutte le volte che mi sono ritrovata con la testa tra le nuvole, la sensazione di leggerezza è durata sempre troppo poco, e gli atterraggi sono stati ruvidi. Lo ammetto: mi è rimasta la paura di volare.
Sono abituata al treno, con il suo ritmo costante e i percorsi tracciati, ma non sempre quelli che vorrei. Spesso sono sbagliati i tempi, si confondono i binari. Saltano le coincidenze e finisco con il restare spaesata con il naso all'insù, a scrutare il tabellone e la voglia di tornare a casa.
Mi diverto con la mia auto, Minnie.
Con lei parto senza orario. Alle volte senza meta. Guido con la radio a farmi compagnia, e lo scintillio del mare oltre il parabrezza. Ci siamo persino arrampicate in una mulattiera viestiana, non senza paura certo, ma determinate ad arrivare dall'altra parte della collina senza perdere la frizione per strada. Con lei mi accosto quando mi arriva un messaggio inatteso. Resto parcheggiata finché la canzone non finisce, che certe canzoni non puoi tagliarle a metà. Ho lasciato lacrime sul volante e riempito il bagagliaio di risate. 
Con lei potrei partire anche domani. 
Sì, ma per dove?
Una di quelle mete da sogno, ambite e luminose quanto distanti e difficili da raggiungere.
Un paesaggio inusuale e silenzioso, di quelli che sembrano lì ad attenderti da sempre, dall'altro capo di un filo fragile e sottile.
Ho voglia di ricominciare a respirare, ho voglia di leggerezza, di mani, di baci sulla fronte, di brividi, di ridere, di biscotti, di musica, di candele e di luce, di finestre aperte e di sole, di abbracci stretti, di vino fresco e di pesce, di foto, di istanti, di sguardi che capiscono, di confidenze e fiducia, di un paio di cuffie, di sentirmi al sicuro, di infradito e colori, di intrecci di gambe di baci e silenzi, di sentieri tra le colline, del fruscio delle foglie e l'acqua fredda di un ruscello, di sassi da far rimbalzare, di racconti sussurrati di notte, che il buio fa intimità. 
Ho voglia di uscire allo scoperto. 

4 commenti:

  1. Bel post! Brava e incisiva come sempre! Un abbraccio

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    1. Tu sei troppo buona,e io ti voglio un gran bene.

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  2. “Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza
    lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza...
    L'inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
    nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza.”
    (“Canzone per dodici mesi”, F. Guccini)

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    1. Ecco, in cinque righe Guccio ha detto tutto.
      Ben trovato.

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