mercoledì 28 novembre 2018

Miopia

Quando sfilo gli occhiali i contorni sfumano.
Non c'è un limite ben delineato tra una cosa e l'altra, i colori un po' si mescolano, i riflessi di luce diventano a tratti ovattati e morbidi, in altri risplendono con quell'effetto "stellina" che disegnavano nei vecchi cartoni animati.
Non c'è più nulla che mi sia chiaro, se non le cose che mi stanno più vicine, a portata di mano.
Tutto quello che mi è un po' più lontano è parte di un'ombra non meglio definita, di cui fatico a focalizzare forma e distanza. Ed è pure inutile forzarsi tanto, pure strizzando gli occhi, la situazione non cambia. 
È un po' come quando, davanti alle situazioni nuove, ho la pretesa di poter controllare, prevedere varianti e cambiamenti. Mi metto lì e provo ad analizzare i pro e i contro, a puntare più in là di oggi chiedendomi come potrei reagire, cosa potrei fare se... 
E in realtà è come cercare di guardare 250 mt più avanti a me, senza occhiali. E io l'avrei un po' questa mania, di spezzare il capello in quattro, di analizzare pro e contro, arrivo anche a fare le colonne dei sì e dei no quando la situazione è critica. Mettere nero su bianco mi aiuta sempre a far quadrare anche i cerchi, alla bisogna.

Togliere gli occhiali mi ricorda che non posso controllare ciò che è più in là del mio braccio. Non posso pretendere di definirlo, non posso prevederne i cambiamenti. Non posso nemmeno spiegarlo chiarmente, incasellare ed essere sicura della collocazione che gli spetta.
Insomma, se mi tolgo gli occhiali devo un po' fidarmi della vita, che da sempre ha più fantasia di me, e affidarmi.
Se mi tolgo gli occhiali devo accettare le sfumature, l'imprevedibile, l'imprecisione e l'incontrollabilità e il rischio. Che però, per contropartita, sanno anche tanto di fantasia, emozione, trepidazione, attesa, sorpresa e spesso di meraviglia.
Sarà per quello che li tolgo sempre prima di baciare.



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