lunedì 19 marzo 2018

Affresco Familiare - Marco G. Dibenedetto

Ormai lo sapete, le premesse sono sempre queste! Quindi bando alle ciance. 

Questa volta il libro arriva direttamente da Bardonecchia. Come segnalibro il biglietto di un treno rincorso, tanta neve,  un freddo bubbo e una passeggiata tra ricordi riflessi. E tante, tante spassose chiacchiere.  

Affresco Familiare ho scoperto essere è la sesta indagine dell'ispettore Rubatto. Chiamato ad indagare sulla morte della figlia del candidato sindaco, suo ex amico, deve fare i conti non solo con un'indagine tutt'altro che semplice, m anche l'ombra di un errore commesso nel passato. 
Accanto a lui, nel bene e nel male tranne in pausa pranzo, il sovrintendente Stefano e l'agente  Aceto. Insieme si scontreranno con i giochi torbidi della politica, entreranno ed usciranno da vicoli ciechi, fino a quando con alcune intuizioni ben assestate, faranno luce sul mistero. 

Qualche giorno fa, Marco G. scriveva sulla sua bacheca di Facebook, che un collega aveva definito i suoi romanzi degli ottimi libri di pullman. È un complimento? Per me sicuramente sì. Non posso parlare per i precedenti, ma Affresco Familiare è un romanzo capace di aspettare il lettore. Non è di quelli che se dimentichi in borsa per una sera il giorno dopo devi tornare indietro di almeno tre pagine altrimenti ci si perde nell'intricata trama, innumerevoli personaggi e ricapitolare è impossibile.

Rubatto è uno che indaga con pacata attenzione. Segue l'onda del proprio ragionamento e confida che un bicchiere di bianco, o due, possano aiutare la capacità intuitiva. La trama, pur non svelando anzi tempo nulla se non in modo ponderato e preciso, è lineare e ordinata. 
Il nostro ispettore non appartiene agli investigatori appassionati dell'ultima tecnologia, non sembra preso in prestito all'ennesimo crime americano. È un uomo normale, che tra una partita a solitario e un buon pranzo in trattoria, riesce ad essere sempre un passo avanti ai due volenterosi e preparati sottoposti. 

Per il genere noir a cui sono abituata, ho trovato lo stile dell'autore molto diverso "dal solito". Il fatto che non saprò mai il nome di battesimo di Rubatto, o cosa fa quando esce dall'ufficio, se qualcuno lo aspetta a casa o meno, un po' mi ha perplessa.
Sarà che son donna e generalmente curiosa come una scimmia, ma i dettagli non mi bastano mai. Mi baso su quelli per farmi un'idea dei personaggi e delle loro vite, quasi dovessero diventare gli amici con cui passare le vacanze.
E qui, invece, i dettagli e le informazioni vengono disseminati parcamente. Mi verrebbe quasi da frugargli un po' nelle tasche o nei cassetti, per scoprire di più della vita privata di quest'uomo burbero e distaccato di cui, alla fine, non ho scoperto molto. 
Se non la cosa più importante: i casi li risolve. 

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