giovedì 15 giugno 2017

Libri...

I libri sono oggetti. Più o meno preziosi a seconda dell'autore, dell'edizione e del contenuto. Ma nella sostanza sono oggetti. E nemmeno indispensabili, a ben vedere. C'è gente che senza vive benissimo, c'è chi ne ignora bellamente l'esistenza eppure è felice, e chi li vede semplicemente per quello che sono. Libri. L'essenza del libro ce la mettiamo noi, a seconda delle nostre proiezioni emotive. Attenzione, non sto parlando dei manoscritti di Leonardo, o dei manufatti meravigliosi del '300. O, ancora, I Dialoghi con Leucò, con l'ultimo messaggio di Pavese tra le pagine. Sto parlando dei più comuni libri di oggi, quelli stampati copia su copia, di autori più o meno discutibili, anche apprezzabili, per carità. Ma libri "normali". Di quelli che se dimentichi in tram poco male, non è la fine del mondo. Lo ritrovi anche su Amazon.
Libri.
Stamattina mi imbatto in un video dove un artista incidendo libri, crea sculture meravigliose. Indiscutibilmente meravigliose. I commenti (non si dovrebbero mai leggere i commenti sotto gli articoli di giornale, e nemmeno sotto certi video, pena la gastrite) facevano rabbrividire, il livello di aggressività scatenata dall'incisore nei "lettori" era pari a quella di un video terroristico. Oh ma andiamo. Torniamo ragionevoli. (Ragionevole è una parola che si trova ancora sul dizionario, sì). Esistono libri e libri. Il libro non è un oggetto sacro in sé. Ci sono libri che ti fanno solo pensare "spero che l'albero fosse già morto da un pezzo". A questi libri, se me ne ritrovo tra le mani, io regalo una seconda possibilità: li butto, nel bidone della carta riciclabile. Così che magari muoiono libro della Barbara D'Urso e la carta poi rinasce come bigliettino di invito ad un matrimonio. Le si dona, alla carta dico, la possibilità di riacquistare dignità. Il libro lo puoi sottolineare, gli puoi fare l'orecchio sull'angolo della carta, schiaffarci dentro una cartolina del mare degli anni '80 come segnalibro, di quelle che le ritrovi dopo anni e dici "oh ma tu guarda! me la ricordo quella vacanza...".
Il libro lo si può e lo si deve vivere, senza che qualcuno abbia la pretesa di insegnarti a leggerlo al solo fine di lasciarlo intonso, studiando posizioni kamasutrali per non piegare eccessivamente la costa.
E lo si può anche accantonare. Così come accantoniamo le persone per le più svariate ragioni. Se abbiamo il coraggio di sbattere porte, o lasciare una persona che non ci completa più, possiamo anche separarci da un testo che non si fa leggere. Regalandolo alla biblioteca del paese, ad un conoscente dai gusti diversi dai nostri, ad un mercatino delle pulci o al bidone del riciclo se opportuno, dagli la possibilità di diventare altro. Qualcosa di migliore, forse, che per certi autori ci vuole poco. Anche diventare uno scatolone da imballo, che viene usato in un trasloco verso una nuova vita, è meglio di un centinaio di pagine sfumate di grigio nero o che.
Insomma. Ci sono cose che si possono lasciare andare.
Un po' come le persone. E non è mica detto che sia sempre doloroso. Spesso, quando ci si libera dell'idea del possesso, si vive meglio. Decisamente, meglio.  


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