mercoledì 29 marzo 2017

Il tacco è uno stato mentale.


Come ogni primavera mi viene voglia di comprare scarpe nuove.
Come ogni primavera, sono in arrivo le bollette del gas, e mi passa la voglia di comprare scarpe nuove.
Così, dato che lo shopping compulsivo si finisce per farlo alle poste, e, cosa ben più importante, si è entrate nell'ottica di risparmio a favore di biglietti di treno, benzina e viaggi,  si entra nello stanzino e si controlla lo stato degli acquisti dell'anno passato. E non solo per le scarpe, anche per l'armadio e gli abiti. Certo, la temperatura ha ancora escursioni termiche degne del deserto, con i 5 gradi del mattino ai 22 della pausa pranzo. Però il sole, e l'allungarsi delle giornate invogliano al cambiamento.
Mi sono sempre piaciuti i tacchi. Un tempo ci passavo le giornate, quando andavo di fretta ci correvo pure, ma oggi molte cose sono cambiate. Una su tutte la stabilità del mio ginocchio. Dicono che, ammettere un problema sia il primo fondamentale passo per affrontarlo. Ecco, credo sia veramente venuto il momento di prendere atto che l'assenza di legamenti non mi concede una stabilità tale da usare le stesse scarpe e con la stessa frequenza, con cui mi scapicollavo su e giù per la vita, di un tempo. Ma se ne può davvero sentire la mancanza? Sembra uno di quei discorsi un po' frivoli da giornale di moda ma, il fatto è che il tacco è uno stato mentale riconosciuto. Tu indossi i tacchi e, parola di fior di giornaliste del settore, ti senti più sexy, più agguerrita, più padrona di te stessa. Gioco forza la fa la postura: il tacco obbliga la schiena dritta e il passo deciso. Durante la bella stagione, la sera dopo il lavoro esco e cammino a passo veloce almeno un'ora, se riesco lo faccio tutti i giorni. Mi sono accorta che quando cammino velocemente, ascolto la musica e finalmente scarico la tensione della giornata, il passo è deciso e la schiena è dritta. Postura praticamente perfetta, con le scarpe da ginnastica. Quindi, forse far dipendere il mio stato d'animo o lo stato mentale da quei 10 o 12 cm di tacco non è corretto. Sembra uno di quei discorsi da adolescente maschio, sotto la doccia fornito di righello.
Inoltre, se ripenso a quei momenti di cui custodisco il ricordo, in cui sono stata più felice, non ho memoria della calzatura che indossavo. E con ogni probabilità in alcuni di questi sono addirittura scalza. Questo dovrebbe dirmi già qualcosa.
Qualche giorno fa, pensavo all'idea di Semplificare. Con il prossimo cambio dell'armadio, sarebbe interessante provare a disfarsi anche di questi astrusi e arcaici preconcetti. Tornare all'essenza. Il che non significa dare spazio alla sciatteria e alla non curanza, semplicemente contare più su sé stessi e su quanto possiamo dare delle nostre idee e della nostra energia. Imparare a sentirci più noi dentro la  nostra pelle, che dentro un paio di scarpe o una maglia nuova.
Ad ogni modo, questo excursus non solo mi ha fatta ragionare sui massimi sistemi dello sculettamento sui tacchi, ma ravanando nelle scatole delle scarpe ho visto che ho già tutto quello di cui ho bisogno per la prossima stagione, dalle scarpe da ginnastica, alle infradito, ad un paio di sandali per le occasioni speciali.
Considerata la mia spesa media stagionale per le calzature, direi che ho risparmiato all'incirca un centinaio di euro: due biglietti (andata e ritorno) per Trieste con frecciarossa, il pranzo e l'ingresso al Castello di Miramare. Per fare un esempio.


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