martedì 13 ottobre 2015

Il cassetto della cucina...

Quando ero piccola i mobili della cucina erano in ferro. E il tavolo era di formica verde, con un cassetto centrale e le sedie della stessa fattura. Nonostante i tappini di gomma facevano sempre rumore a spostarle e d estate sudavi anche l'anima. 
Nel cassetto centrare c'era il porta posate e si riponeva la tovaglia di cotone. 
Quel tavolo non era solo il punto di incontro durante pranzo e cena, era la scrivania dove si facevano i compiti (che il tavolo della sala è in leggo e si striscia), era asse da stiro e confessionale di casa. 
I mobili della cucina erano in ferro. L'apertura di uno sportello era udibile in tutto l appartamento e generalmente, il barattolo di Nutella stava nello stipetto con i più alti decibel di casino. E c'erano i cassetti. Il tipico cassetto della cucina. Oggi è un concetto vintage, oggi i cassetti delle cucine sono organizzati direttamente dall'ikea, in modo a dir poco professionale. Ma mi ricordo (e qui inizio pur io a parlare come zia Fedora) che il cassetto della cucina era considerato alla stregua della soffitta dei film di Spielberg. Ci trovavi dentro di tutto: dalle presine fatte all'uncinetto di vari colori, anche un filo bruciacchiate ai margini, i mozziconi di candele bianche nel caso fosse andata via la luce, mezzo pacchetto di zigulì dimenticate lì dalla notte dei tempi, i cerini (se ci giochi ti spezzo le dita con metodo Montessori) le sorprese del Mulino Bianco sequestrate a seguito marachella. Il cassetto della cucina non aveva nulla da invidiare all'armadio che conduce a Narnia. 
Tra le sorprese del Mulino c erano anche le gomme, quelle da collezione. Avevano un profumo "gommoso" e si potevano usare per qualsiasi cosa, dalla munizione per la cerbottana, a mezzo di baratto, e finta macchinina. Tutto ad eccezione di cancellare. Lasciavano sempre segni opachi e unti sui fogli, e se ad esempio su usava il tegolino, il marrone del cioccolato artificiale produceva disastri. E dovevi strappare la pagina, e ricominciare da capo.
Eppure la funzione della gomma dovrebbe essere proprio quella: cancellare alla perfezione un errore, senza lasciare segni, evitando di creare strappi, o buchi su quel supporto delicato che poi ti tocca strappare, e ricominciare da capo su una nuova. 
Quello che sfuggiva ai tempi, beata innocenza, è che nei rapporti funziona allo stesso modo. Commettere un errore fa parte della vita, e rimediare si può, se lo si vuole davvero. Ma si devono scegliere gli strumenti giusti. O finisce per logorare la pagina, a lasciare segni indelebili. E a quel punto lo strappo sembra l'unica soluzione possibile. 

1 commento:

pensieri a vanvera... ma non troppo.

Leggo sempre più spesso di persone che mollano tutto e partono. In un paio di occasioni mi è anche stato detto: "perché non molli tu...