mercoledì 10 dicembre 2014

cala il sipario

Punto e a capo. 
Si arriva alla fine di un quaderno, di un blocco. Si strappa l'ultima pagina o si pone un punto. 
E si chiude. 
E non è facile. Non lo è per nessuno. 
E fin qui, il falò delle banalità. Vorrei però sfatare un mito più o meno metropolitano: chi ama meno è meno fragile, diceva il Liga. Ma non è vero. 
Ho lasciato, sono stata lasciata. Il dolore è dolore. Punto. A meno che non vi siate messi con uno/a stronzo/a, sappiate che chi vi sta davanti e vi guarda andare in pezzi, non fa la ola appena voi girate l'angolo. Anzi. 
Essere chi decide di chiudere non è semplice prima di tutto davanti a se stessi. Perché significa essersi accorti di qualcosa che non funziona prima che se ne sia accorto l'altro. Significa averci ragionato, anche quando per l'altra persona andava tutto bene. Significa aver provato a mandare segnali. Anche quando, alle volte, l'altra persona non li vede. O finge di non vederli. Perché fa più comodo, perché alle volte è più semplice. Perché alle volte si pensa che ignorando le cose prima o poi spariranno. E non è vero. 
Chi decide di alzare gli occhi e dire "Non va". Prova dolore. Prova dolore per chi lo osserva con quello sguardo smarrito di chi si sveglia di soprassalto, e resta incredulo. Prova dolore perché sa che l'unico modo in cui potrebbe alleviare quel dolore sarebbe ritrattare, ma non può. Non può perché significherebbe scendere a compromessi con se stessi, e semplicemente rinviare l'inevitabile. Prova dolore per se stesso, perché c ha creduto in quella storia. Ha voluto crederci, ma ha la sola colpa di essersi accorto prima che in realtà non c erano chance. E dall'altra parte ci si incazza, si urla si soffre, si manifesta il proprio dissenso. Ma come non ci possiamo nemmeno riprovare? Aggiustiamo il tiro, dammi la possibilità di... Quante volte l ho detto e l ho pensato e non ho capito il perché del No. Si pensa solo che nei rapporti c è chi decide e chi subisce. Ed è vero. Io credo che le seconde possibilità si possano dare a chi commette un errore, se reputiamo possa essere stato un peccato veniale. Se sinceramente possiamo perdonare. Ma le diversità non vanno perdonate, le diversità esistono e vanno accettate. Le diverse visioni, le diverse attitudini. Non c è nulla da perdonare o modificare. Non si può stravolgere l Essere di una persona. O l accetti per come è nella sua completezza, o se medi con te stesso finirai per volerla cambiare portandola all'altezza delle tue aspettative. E allora finiresti solo per ferirla, forse farla sentire inadeguata. Chi decide di chiudere una storia, è vero, decide per entrambi. Spesso non concede possibilità di replica. E non significa che ci sia qualcuno di sbagliato. 
Semplicemente l'incastro non funzionava. 
I pezzi di un puzzle non sono mai sbagliati. Lo è la loro collocazione. 

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