martedì 6 maggio 2014

Namasté Ayrton

Tutte le mie amiche in camera avevano il poster di Tom Cruise. Top Gun aveva fatto furori, si girava con il mangiacassette portatile e la colonna sonora di quel film (si era fatta la colletta per quella originale e poi via a copia della copia della copia) ci rimbalzava nelle cuffie tra un neurone e l'altro. 
Io in camera, attaccato al letto a ponte, avevo il poster di Ayrton, bello più del sole nella sua tuta rossa. 
Tutte sognavano di sposare Simon Le Bon, e io il Brasiliano che correva come se volasse. 
Ricordo che in gita scolastica a Firenze, sono rimasta l ultimo giorno senza mangiare perché, le ultime dieci mila lire, le ho investite nella maglietta che celebrava il suo terzo titolo mondiale. Quel maledetto primo maggio, non ho visto lo schianto in diretta, quello che allora era il mio fidanzatino ha messo su rai uno qualche minuto dopo, quando già stavano cercando di salvargli la vita, e io vedendo la Williams distrutta in cuor mio ho sperato fosse Damon Hill (delicata già in tenera età).
Invece. 
Sono già passati 20 anni. Vent'anni della sua vita mancata, Vent'anni della mia, vissuta sicuramente ad una velocità diversa, spesso in salita, con i miei testacoda sul bagnato e pure qualche schianto. Uno peggio di tutti. Sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua, diceva il buon Vasco.
Il due maggio scorso ero a Imola, mi sono voluta avvicinare quanto più possibile alle sue tute, ai suoi caschi. Alle cose che facevano parte della sua vita, in un mondo parallelo dietro a quel poster che tenevo in camera, e che potevo solo immaginare. Sono riuscita a non piangere, aggrappata forse all'obiettivo della macchina fotografica come ad uno scoglio di razionalità. Ma il nodo in gola è arrivato quando sono riuscita a toccare la Mclaren n. 1. E ho sorriso nel vedere i suoi ciabattoni da casa, quelli "fonfi" e verdi con scritto "riposati scemo". Che rendono il Mago della Pioggia, un ragazzo di 34 anni che si sveglia e arranca sciabattando verso il primo caffè della giornata, sbadigliando e stropicciandosi gli occhi.
Proprio come nel mondo parallelo che mi appartiene, al di qua di quel poster. Gli ho lasciato un messaggio contro la rete di fronte al Tamburello, una rosa blu tra le dita di quel monumento che non gli rende giustizia in bellezza. Il temporale tuonava sopra la nostra testa, iniziava già a piovere quando mi sono fermata a metà del sentiero verso il parco delle Acque Minerali, e, guardando il Cielo ho detto "me li concedi altri 5 minuti? dai... per favore". E ha smesso. Vedi, a chiederle con gentilezza le cose. I tuoni sempre più fitti ma niente acqua fino a quando non ho raggiunto la Smart. Manca. 
Mancano i brividi, e l emozione per imprese che non si sono più viste. Manca il vederlo scendere in pista per ultimo negli ultimi 5 minuti a battere se stesso nel miglior tempo di sempre. E lasciare indietro tutti gli altri. Manca a Montecarlo dove solo lui faceva la differenza. Manca lui. Il suo accento che ti faceva pensare "Diooo ti morderei solo per come parli", lo sguardo capace di passare da modalità "bambino indifeso" a "ti spezzo l'osso del capocollo" quando infilava il casco e non ce n era più per nessuno. Mancano troppi anni di una vita spezzata in un modo ancora inaccettabile. Ma quale morte lo è?
E io piango. Piango ogni volta che il suo viso sorride in quel modo e lo vedo gesticolare con le mani  e non c è volta che io non pensi "scendi da quel cazzo di macchina" quando lo rivedo sulla griglia di partenza a Imola. 
 E mentre il circo mediatico ritorna  pian piano al silenzio, dopo il chiacchiericcio forse pure eccessivo di
questi giorni, mi piace ritrovarlo nel silenzio delle immagini salvate nel cellulare, nel rombo del motore a Suzuka, nel pianto liberatorio alla fine del G.P. del Brasile. 
Io non so come sarebbe stato se... ma mi piace pensare che, in una realtà parallela, oltre quel poster che tenevo appeso in camera, lui sia ancora vivo, a godersi il sole in una delle spiagge brasiliane che amava tanto, lontano dal business a tutti i costi, da muretti implacabili, e da troppe chiacchiere inutili. E che sorrida... sempre in quel modo lì... 

3 commenti:

  1. Complimenti.
    Bellissimo ricordo.
    Ti consiglio il libro di Giorgio Terruzzi.

    Alberto

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    Risposte
    1. Ciao Alberto...
      sai che quasi ero più ispirata da quello di Turrini.
      tu dici che quello di Terruzzi sia bello? mi hanno detto che ha tante supposizioni... spesso fantasiose...
      in questo periodo gli "amici" di Ayrton sono spuntati come funghi.. tutti che sapevano tutto...
      mah...

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