martedì 16 luglio 2013

mumble mumble...

L'unica cosa con cui sto litigando in questo periodo è la scrittura. 
Non mi viene. 
Non mi viene proprio. O meglio, mi viene ma in altri contesti, più piccoli più protetti. Tipo una lettera che ha incrociato solo due occhi. Ma niente di più. 
Ieri in pausa pranzo sono fuggita dall'ufficio e me ne sono entrata alla Feltrinelli. Adoro il profumo di carta che c è lì dentro. E poi, sono già arrivati i nuovi diari. Oddio... passano gli anni e io ho ancora la sindrome del diario nuovo. Non posso farne a meno, li prendo e ci caccio dentro il naso. Guardo se sono a righe o a quadretti, questo ha troppo poco spazio per scriverci, quello ha troppe foto e troppa pubblicità... questo sarebbe perfetto. Da qualche anno a settembre mi regalavo sempre un quaderno nuovo, con la copertina rigida dove poter riversare tutti i miei pochi e confusi pensieri. Ogni anno partivo con regolarità, e arrivo a metà... e poi bon... arenata come un otaria.
Ieri, passando tra gli scaffali pensavo che forse dovrei smettere di far male ai fogli. Decidermi, nell'ottica dello zen e l arte del risparmio, di smettere di spendere soldi in quaderni, quadernini e oni  con copertine rigide e disegni eleganti, e lasciare nella capoccia i pensieri imperfetti, che tanto restano quel che sono. Imperfetti e confusi. Mi sono chiesta anche quante volte mi sia voltata indietro a leggere le pagine passate. Quasi mai. E solo per ribadirmi il concetto di quanto io sia stata cretina alle volte, quante volte io abbia scritto la tipica frase "da domani a dieta!" e quante volte abbia fatto un elenco di buoni propositi... 
C'è stato un momento in cui ho anche pensato che i miei buoni propositi siano andati a farsi benedire solo perché soffocati e sommersi dalla mia innegabile pigrizia. In realtà, sono dell'idea che ci sia anche una componente di scelta. Più o meno consapevole, ma di scelta. 
Riflettevo infatti su quanta gioia mi abbia dato il mio nipotone nel dirmi che si iscrive all'università a scienze infermieristiche. Vuole fare la differenza. Vuole essere quell'infermiere che, quando arriva in turno, fa sorridere i pazienti. Personalmente negli ultimi anni di ospedali ne ho visti, e devo dire che è cosa davvero rara. Sentendo il suo entusiasmo mi è venuta una punta di nostalgia, per quando presi in mano il mio libretto universitario, e quanto ero felice di aver raggiunto quell'obiettivo. Ogni tanto mi capita ancora di pensare "ma se...". Ieri invece, riflettevo sul fatto che se avessi creduto davvero in questa cosa, a settembre dell'anno scorso avrei messo questa scelta al primo posto. In realtà ho investito tutte le mie energie nel progetto della casa nuova. Ho definito istintivamente la mia priorità. Quindi, alle volte, non è che si abbandonino certi sogni perché non ci si crede abbastanza o per pigrizia. Forse ci sono momenti della propria vita in cui le proprie priorità si rivedono. Certi sogni non finiscono in fondo al cassetto a prendere polvere, ma trovano una loro collocazione diversa, come i ricordi di un bel viaggio, come una tazza di Parigi che diventa porta penne, perché ci sono le prospettive di altri viaggi. Ci sono altre destinazioni che attraggono la nostra attenzione e su cui vale la pena di investire.  
Per fortuna la mia pausa pranzo solitamente è di un ora scarsa... 


6 commenti:

  1. ...c'è qualcosa che vuoi dirmi?

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    1. niente che già tu non sappia.

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  2. Ma come ti capisco....idem con patate!!

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    1. nooo le patate con questo caldo!!! :D
      insaltatona? :D

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  3. Posso fare le congratulazioni a tuo nipote per essere così una bella persona?
    Io sono del parere che poi certi sogni possono essere tirati fuori dal cassetto anche dopo vent'anni, non hanno una data di scadenza. Prima o poi, a volte, viene il loro momento.

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    1. Cara Cincia.
      tu hai sempre la capacità di rasserenarmi e farmi sorridere in poche righe! :)

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pensieri a vanvera... ma non troppo.

Leggo sempre più spesso di persone che mollano tutto e partono. In un paio di occasioni mi è anche stato detto: "perché non molli tu...