venerdì 21 dicembre 2012

Buon Natale..


Postare con il cellulare è impensabile... e ancora non so se ci sarà modo di collegare il pc ad una qualsivoglia chiave di connessione, che nel carrello dei desideri il pc ha avuto un violento slittamento verso il basso e ha lasciato il posto ad altre priorità. 
Ciò non toglie che sono contenta lo stesso. Ho appena scritto ad un Amica che ho Fame di Tempo. Tempo per dedicarmi a me, alle mille cose che devo fare e non ho mai tempo, a riprendere e spolverare le idee che tengo nel cassetto da troppo davvero troppo tempo. Ho voglia di mettermi lì in casa ed alleggerire i cassetti e le cose che mi porto dietro da un sacco di tempo e non so nemmeno perché. Ho voglia di bagnare ancora i pennelli e vedere che ne esce a mescolare un po' le tempere. Ho quel manoscritto sopra la scrivania da mesi che è più la polvere che le parole... Sembra che debba stare a casa mesi e invece saranno circa 15 gg, come quando si andava a scuola. 
E' il primo Natale dopo anni in cui non c è un treno prenotato da mesi, ma c è un angolo di cuore che comunque resta pronto a partire. Basta un Sì e si mette in movimento, diventa capace di volare. Ma comunque sarà andrà bene, perché in questo anno complicato ho capito che non importa il tempo, non importa quanto spazio quanto pesa la distanza. Gli occhi hanno bisogno di delineare ma il Cuore di miopia non soffre mai.
Vi auguro giorni di pace, e lo so, lo dico spesso. Di respiri lenti. Sarà che per tanti anni il mio respirare era segnato dall'ansia, ma tornare a respirare con la calma e la serenità è stato un regalo immenso. Vi auguro di poter accantonare i pensieri complicati, di godere delle piccole e semplici cose che l ingegno ci fa assaporare quando il gioco si fa duro. Vi auguro di ritrovarvi insieme intorno ad un tavolo per godere della compagnia di chi c è e non perché "s ha da fare". Vi auguro di ridere, ridere con gli occhi, con le spalle se mi agitano perché una risata è un toccasana... ridere di cuore. 
Buon Natale. 


mercoledì 19 dicembre 2012

Scriveregiocando


Dal grande impegno di Morena Fanti e Arthur, anche quest anno on line.
A loro il mio GRAZIE per avermi dato una grande possibilità e una considerevole dose di comprensione.
Avete fatto un lavoro spettacolare!

martedì 18 dicembre 2012

Segnali di Vita...

Padova - foto di S. effetto di S. 
Quando apri gli occhi su una giornata così, urge correre ai ripari. 
Che poi si sa, anche il più pagliaccio dei pagliacci ha di fondo un'anima malinconica, e il naso rosso scivola giù fino in fondo alla tasca. 
In mio soccorso arriva il sig. B. che, come ogni anno per Natale mi fa pervenire una scatola di cioccolatini della Venchi. 
Certo, non ha la benché più pallida idea del perché e del per come io ami così tanto questa marca. Ma guardo il nastrino marrone con la scritta oro e non riesco a non sorridere.
Guardando tra i file archiviati ho riaperto la planimetria di Casetta Nuova, che è ancora lì che mi aspetta e io sono ancora qui che la penso. Ho bisogno di rivederla per ricordarmi che sì, è vero sta aspettando proprio me. Con  il suo corridoio ampio e le finestre ariose. E ancora non sono sicura che sia proprio così, che sia "mia".
Il mio stereo sta dando segni di squilibrio. Riesce a leggere solo pochi cd, e nemmeno tutti i giorno  e nemmeno sempre li stessi. Domenica mi ha concesso di risentire il buon vecchio Franco, e solo al quarto tentativo di "spegni e accendi e ricordati che non sei un frullatore".  Mi porto ancora nelle orecchie il suo Segnali di Vita, c è una frase che mi suona dentro, gira intorno ai miei pensieri ci si attorciglia, come fosse il suo dito intorno ai miei riccioli appena tornati a casa (ed era ora... quanto mi mancavano... dovevano essere una cosa tipo Carmen Consoli, al momento sembro più Giovanni Allevi, ma finalmente sono di nuovo io, sono di nuovo nella mia pelle, nella mia testa).
Le idee iniziano a prendere forma, sussurrano nuovi progetti all'orecchio e trovano strade dove prima  c era solo una gran confusione.
Inizio a progettare, inizio a contare i minuti che mi separano dai tanto attesi 15 gg di tregua e di tempo tutto mio da regalarmi.
Inizio a progettare, a immaginare nuove soluzioni.
Nemmeno la nebbia più fitta è statica. 

On Air: Segnali di Vita - Franco Battiato

lunedì 17 dicembre 2012

Di neve, di gomme e sorrisi...

Ci sono quei giorni un cui uno si chiede "perché?".
Perché ho deciso di alzarmi dal letto e inoltrarmi nei meandri di questo nostro mondo impazzito... 
Venerdì è stato uno di questi. 
Giovedì sera, dopo la lezione di Pilatesfit e Yogafit, ho arrancato verso casa, in quella che sicuramente non era la posizione del guerriero, bensì dell'ippopotamo sfatto. Mettere la Puffa in garage era pura utopia, e incurante dei messaggi di Giuliacci, la lascio a pernottare davanti casa. Così la ritrovo la mattina e fin qui... ce la possiamo ancora fare. 
Le ore passano e la neve di converte in acqua, ci deve essere qualche Marantega che gira con una bambolina voodoo con le mie sembianze in qualche parte di questo grande universo, ciò nonostante arriva sera e finalmente l ora di andare a casa.
In tangenziale mi accorgo che qualcosa non mi torna, la Puffa ha qualche difficoltà a procedere in linea retta e più vado avanzi più il problema si fa evidente (lasciando per un attimo il volante, il guardrail si fa  pericolosamente vicino)
Non ci vuole una laurea in ingegneria nucleare per capire che la gomma a destra  a terra, ma mica posso mollare la macchina qui... all'ora di punta poi. 
Prendo la prima uscita, pianto le doppie frecce e andando piano piano e radente a destra, l'idea è quella di raggiungere il posto più sicuro dove posso lasciare la mia adorata senza l angoscia di trovarne tre il mattino dopo, ossia il piazzale del benzinaio dove mi rifornisco sempre, che per ovvie ragioni la mia auto la riconosce e l'indomani magari avrà il buon cuore di aiutarmi. Bene, dal momento in cui partorisco questa idea, scatta il quarto d ora più lungo della mia vita. Nonostante le doppie frecce sempre accese, e la velocità di una tartaruga con l'attrite, e la cura di starmene più possibile al lato della strada, la fauna degli automobilisti si è notevolmente distinta. 
Ora, non vorrei fare la snob come il mio solito ma ho avuto modo di notare questa fantasia di atteggiamenti:
  • Portato sani di Audi o di berline di una certa entità: mantengono distanza di sicurezza, attendono il momento favorevole, superano con buonsenso e morta lì. 
  • Portatori insani di Suv, e di auto presunte chic: arrivano ad appoggiarsi alla targa, sgasano il motore come a frustare i poni spacciati per puro sangue, poi fanno per uscire poi rientrano fanno per uscire poi rientrano quando finalmente superano lo fanno con un passaggio radente tale da potergli alitare sullo specchietto retrovisore. 
  • Portatori squilibrati di vecchie utilitarie che vanno ancora a benzina rossa con additivo o primi esemplari di benzina verde ma verde scamarcio: suonano. suonano e imprecano e si danno alla mimica corporale quasi uscendo dai finestrini. 
Ma a Natale non siamo tutti più buoni?
Con questo dilemma e qualche pensiero scurrile ho raggiunto casa. A piedi, tra la pioggia i rimasugli di neve e quelle 5 linee di febbre a farmi compagnia. 

Sabato mattina però, il mitico benzinaio mi fa fare pace con il mondo: arrivo lì alle otto e mezza e lui non solo aveva riconosciuto la Puffa, ma si era accorto del problema ed era già intervenuto rigonfiando la ruota e controllando un paio di volte se perdeva pressione o no. "Ti devo qualcosa per tutto questo disturbo? te l ho abbandonata qui, ma non sapevo cos'altro fare" "Ma no, che scherzi, per te poi? per così poco... hai fatto bene... Se dovessi avere problemi ritorna tranquillamente, ma secondo me era solo sgonfia... E comunque se non ci si aiuta un po', dove andiamo a finire?" 

Il mio sorriso batte maledizioni della Marantega 1 a 0! 

venerdì 14 dicembre 2012

Difficile postare...


mi sento... come dire... osservata... 

On Air : Sole - Negramaro 

E proprio oggi che il cielo è azzurro,
è troppo azzurro,
E non c’è macchia gialla
neanche a immaginare
Ma se guardo in basso
e vedo te in un istante
Poi capisco che è finito
dentro te proprio quel sole,
E adesso è il momento in cui vorrei cantare,
ritrovare la mia voce,
Quella persa come ho perso il sole,
Se mi giuri che rimani
io ti lascio la mia voce
Ci saranno altri silenzi,
altri tempi da sbagliare, amore
amore.

giovedì 6 dicembre 2012

Senza Fiato

Sono riva di un fiume in piena 
Senza fine mi copri e scopri 
Come fossi un'altalena 
Dondolando sui miei fianchi 
Bianchi e stanchi, come te - che insegui me. 
Scivolando tra i miei passi 
Sono sassi dentro te - dentro me 
Se non sei tu a muoverli 
Come fossi niente 
Come fossi acqua dentro acqua 

Senza peso, senza fiato, senza affanno 
Mi travolge e mi sconvolgi 
Poi mi asciughi e scappi via 
Tu ritorni poi mi bagni 
E mi riasciughi e torni mia 
Senza peso e senza fiato 
Non son riva senza te 

Tell me now 
Tell me how am I supposed to live without you 
Want you please tell me now 
Tell me how am I supposed to live without you 

Se brillando in silenzio resti accesa dentro me 
Se bruciando e non morendo tu rivampi e accendi me 
Stop burning me! 
Dentro esplodi e fuori bruci 
E ti consumi e scappi via 
Stop burning me! 

Mi annerisci e ti rilassi e mi consumi e torni mia 
Stop burning me! 
(Get out 
Of my head 
Get out 
Of my head 
Get out 
Of my head 
Get out 
Of my head! Aaahhh) 
Want you please tell me now 
Tell me how am I supposed to live without you 
No, please, don't tell me now (touch me) 
Tell me how am I supposed to live without you 
No 
Please 
Don't

On Air: Senza Fiato - Negramaro 

lunedì 3 dicembre 2012

Quasi inverno...

Stamattina la Puffa aveva il musino ricoperto di ghiaccio e il freddo è apparso bubbo. Finalmente sole che di pioggia ne è caduta così tanta che pensavo mi sarei risvegliata sotto forma di lichene d'Islanda. Le montagne dell'altopiano di Pianezze sono già innevate, e, come spesso ho detto. Mi piacciono le giornate così fredde e nitide da farmi vedere le montagne bianche anche da qui. Che sono qui a Est e mi sembra di essere lì ad Ovest dove vedere le montagne innevate è quasi normale. 
Ieri ho passato la mattina in centro con l'Admo per la vendita annuale dei panettoni. E' stato divertente nonostante la pioggia, nonostante chi ti schiva pensando che gli voglia vendere una multiproprietà o una enciclopedia. La parte più bella è quando vedi i bimbi più piccoli sorridere fino alle orecchie per il palloncino regalato. Esistono ancora momenti genuini. 
E poi il pomeriggio con mia madre in una di quelle serre mastodontiche, che non hanno solo piante ma anche addobbi di ogni origine e natura, divisi per settori, suddivisi per colori. Alberi di ogni altezza e musica di Natale di sottofondo. 
Ma è ancora presto, sarò che si vedono luminarie già accese da metà ottobre, sarà che per lavoro ci vivo in mezzo da luglio, ma prima cominciano ad apparire babbi natali più mi tengo la voglia di attendere l'8 dicembre, perché solo dopo quella data si pensava a Natale, con mio Padre che progettava il presepe ogni anno diverso, per ambientazione e scenografia. E ogni anno c era da stupirsi, alle volte da incazzarsi (mia Madre quando ha scoperto che Natale 1984 sarebbe stato all'insegna del deserto, con il presepio carico di sabbia che s aveva da spazzare ogni sacrosanto giorno, ma quanto era bello! e poi a mio Padre non si poteva certo dire di no, che ti guardava con quel sorriso da sotto il baffo nero e si faceva perdonare tutto...). 
Non ho ancora pensato a nessun regalo, che quest anno vorrei avere solo tir di pace e sciogli pensieri da regalare a chi mi sta più vicino. Che i pensieri invece ce ne sono e tanti. L'unico regalo che ho comprato è proprio quello per Papà. Perché quando ti strappano i riti ne devi creare necessariamente di nuovi. E allora ogni Natale mio Padre ha un fiore natalizio diverso. Gli ho sempre regalato una rosa, io che sono il suo fiore di maggio. Ma quest'anno si osa, quest'anno si cambia, con un fiore di gemme blu intenso da legare con una foglia di felce argentata. Perché c è bisogno di vedere sberluccichi e riflessi di sole. Ne abbiamo bisogno tutti.
Perché il Blu è il mio colore preferito e non solo il mio. Perché vorrei che Lui che da lì mi segue e ogni tanto ci mette la pezza sui miei errori sui miei danni, sui passi incerti, si ritagliasse un po' di tempo per buttare un occhio anche su qualcuno che è il mio Blu. 
E so che lo fa, ne sono sicura.  
Così arriva un po' di quella polverina magica sui pensieri e sui desideri. E benché li si provi a tenere ancora un po' a freno ci si trova a sognare, a buttare lì un progetto per un treno e una via di mezzo, per inventarsi sorrisi anche deve si fa fatica a trovarne, perché non sempre basta un palloncino, ma sorridere resta comunque qualcosa di contagioso. 




martedì 27 novembre 2012

la vita è fatta a scale...

Casa Fenoglio-Lafleur - Torino - Particolare


Si sale, si scende. 
A volte ci si ferma a prendere fiato.
Si chiude la porta, si lasciano dentro le chiavi.
Si resta chiusi fuori.
Di casa.
Dalla propria vita.
Si sale di corsa, con i polmoni che bruciano, il fiato corto.
Le gambe che pesano ad ogni gradino di più.
Si sbattono i pugni contro una porta che non si vuole aprire.
Si scende sconsolati con le mani arrossate affondate nelle tasche guardandosi alle spalle, sperando
in un ripensamento.
Si sale, con le borse piene tra coriandoli e patatine fritte. Le chiavi che tintinnano e una cartolina tra i denti.
Si scende a comprare un litro di latte dimenticato, scivolando in fretta. una mano sullo corrimano e il piede giusto al limite dello scalino.
Ci si affaccia a guardare giù chiedendo "chi è?"
chi suona, chi bussa, chi cerca, chi aspetta.
"Arrivo scendo subito".
O forse tra un po' forse non scenderò mai e mi capiterà di precipitare.
Si guarda su "Allora scendi?" mi vedi - ci sono – sono arrivato - eccomi.
Prendo fiato adesso salgo vengo a prenderti.
Vengo a prendere le mie cose, a farle scendere.
Svuotarti la casa e lasciare quel segno nero sul muro dove stava la nostra foto, quella fatta al mare, con te che mi cingevi le spalle.
Ti porto i miei libri che se li lascio da te vuol dire che mi fido.
Che i miei libri non li lascerei mai in giro e ti lascio anche lo spazzolino che poi se mi fermo da te a dormire. A vegliare su quei libri, mi serve.
Salire, fino all'ultimo piano che a me di avere gente sopra la testa non mi è mai piaciuto e poi guardo dalla finestra e mi pare che il mondo sia steso ai miei piedi.
Scendo fino dalla moretta del terzo piano, che ha quegli occhi che mi fanno morire e magari un po' di zucchero me lo regala lei, ci condisco il sorriso.
Salgo.
Fino al tetto, con quella porta di vetro opaco e la chiave che sa di ruggine marrone e graffia sempre quando la giri. Stendo le lenzuola al vento e il tuo odore ora sa di detersivo. Bandiera bianca. Ma non mi arrendo ti respirerò di nuovo.
Scendo.
Fino in cantina dove mi chiedi di nascondere i pezzi di te. E lo faccio sì tra il vino e la polvere. Eppure la scatola la metto lì vicino a quella finestrella che un po' di luce te la regala.
E torno a leggerti quando mi sento più sola.
E va bene così.
E non no va bene così. Riprendo la scatola, la porto su, ad ogni gradino l'accarezzo. Sul comodino sì. Tra le candele di mare e quel libro da finire. Ancora tu.. ma non dovevamo vederci più?
Tu scendi io resto "Chiama quando arrivi" eccomi resto qui, mi sporgo abbastanza, mi tengo stretta che soffro di vertigini. Tornerai vero? Non farmi stare in pensiero sii prudente.
Ti vedo ancora lì sotto che mi fai ciao con la mano e già mi manchi... lo sai che mi manchi vero?
"Sì, ti chiamo appena arrivo" e ti guardo lì, con i capelli sul viso e già vorrei darti un altro bacio ancora.
Risalire, correre su, riprenderti il viso tra le mani e dirti che sì, mi sto innamorando un po' di te e no, tu ancora non lo sai.
Invece resto qui a fare ciao con la mano.
E sì che lo sai, sì che lo senti. Perché alla fine di amarti non ho mai smesso, nemmeno per un istante, nemmeno in un pensiero e ti tengo qui, stretto piantato a due dita dal cuore, ma le tue radici vanno profonde fino a lì, nell'ultimo angolo di anima libero e ne hanno preso possesso.  

Esiste l'ascensore.
Ma è tutta un'altra cosa.




 

lunedì 26 novembre 2012

Pensieri Sparsi


Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io.
Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me.
Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.

Frida Kahlo


martedì 20 novembre 2012

And, the winner is...

SYS!
ebbene sì, ho vinto il primo premio assoluto (nonché unico) per la:
SPLENDIDA CAROGNA 2012

del resto, splendida... sono splendida. 
E in effetti, mi sento che splendo. 

Carogna... sono oggettivamente carogna!!!
Unendo le due cose non poteva essere che così. 

La coroncina sul capo me l'ha messa ieri L'Altra S
E come dargli torto. Su di lui si abbattono i miei velati (mica tanto), poetici, eleganti e, sempre in punta di fioretto, attacchi di carognite acuta. Che poi ... carogna... non è che sono proprio proprio carogna... diciamo che, spesso dico quello che penso nel modo in cui lo penso e lo arricchisco di un paio di sfilettate degne di una lama di Damasco, che poi, a pensarci bene sono pure e candide, innocenti, sincere, spontanee, angeliche, manifestazioni di limpido e scintillante affetto!

Lo scettro invece me l ha dato il capo D. oggi. Quando sono arrivata in ufficio con la ciambella al cioccolato spolverata di granella cioccolato bianco. 
Dopo avermi dato della "rovina addominali" (e su questo ci sarebbe da discutere), con la bocca incioccolatata e briciolosa ha sussurrato un "carogna" più vicino all'alto stato di godimento del palato che ad una recriminazione reale. 
E sono soddisfazioni. 


lunedì 19 novembre 2012

Indimenticabile...

della torta di mele appena sfornata, del bagnoschiuma al sandalo, del caffè, dello smalto per le unghie, della benzina per lo scooter, della polenta calda e il sugo del coniglio che si sentiva la domenica per le strade del paese di mia nonna, dell essenza di rosmarino, delle rose rosse che sanno di limone, dei limoni che mi arrivano via posta, del pelo della Melli che assomiglia al borotalco, della salvia e della menta, dell'origano sulla pizza, del cioccolato al latte della Venchi, della carta, del libro che ho comprato ieri, dell'alito di mio papà, dei ciclamini cresciuti in montagna, dei funghi, della neve, del tartufo, dell'inchiostro della Visconti, dell'erba appena tagliata, della paglia, dell'asfalto bagnato in una giornata di sole, del tè all'anice, delle Langhe, della cannella e dell'arancia, del legno di pino grezzo, del pino di Natale, della lana pulita,delle lenzuola stese al sole, della resina, dello stoppino spento di una candela che ancora fuma, dell'incenso, del disinfettante d ospedale, del muschio, della pelle quando si sta abbronzando, del melone senza il prosciutto, della cioccolata calda, del cuoio, delle scarpe nuove, delle mura tinte di bianco fresco, delle pigne bruciate nel caminetto, del legno di ulivo, delle candele alla frutta, del fumo del pirografo, delle brioche calde, del pane appena sfornato, dei pastelli a cera, dell'acrilico e dell'acqua ragia, della canfora, delle gomme del mulino bianco, del ferro, delle alghe a seccare, della polvere scaldata la prima volta che accendi il riscaldamento, del caffè latte, del Barolo e del Prosecco, del gel per capelli, della schiuma da barba, della tua pelle, e del tuo profumo che mi sono spruzzata di nascosto ieri dopo averlo cercato in profumeria come un adolescente... 

mercoledì 14 novembre 2012

oh yea...


Finalmente oggi sole. 
Dopo giorni interminabili tendenti al grigio, onde di piena , onde di piena no arriva più tardi, e pioggia finché Zeus diceva basta, oggi sole. 

Posso persino permettermi di tenere la porta un po' aperta per far girare aria fresca. Fuori nel piazzale le foglie giocano a rincorrersi e il loro rimbalzare sull'asfalto fa un rumore croccante. 
Oggi sole fuori e sole dentro. Perché i desideri fuori stagione alle volte si avverano, perché quando qualcosa fila finalmente per il verso giusto e tu che già ti vedevi ai piedi di una montagna da scalare, voilà! capita che improvvisamente il terreno diventi piano e magari più in là ci sia pure qualche onda di mare a fare compagnia. 
E non te ne frega niente delle mani che si fanno fredde, perché stai bene, perché la preoccupazione che stava lì latente da più di un anno finalmente l hai affrontata e non c è più. Così oggi mi riempio gli occhi di colori, lascio che le mani sentano il fresco di una giornata autunnale bella, sorrido pensando alla stecca di cioccolato al latte Venchi che mi è stata regalata a distanza ieri sera per festeggiare la lieta novella. Penso che ho voglia di colori. Ho voglia di colori da condividere e sarebbe bello condividerli anche con chi, con il colori ha un rapporto visivamente ostico, perché significherebbe che anche nella sua testa ci sarebbe spazio per pensieri leggeri.
Però forse è anche vero che uno spazio, seppur piccolo si può creare, spostando scatoloni di preoccupazioni un po' più in là, spalancando la finestra e lasciando entrare l aria e i colori dell'autunno e qualche risata che altro non è che colori su altre frequenze. Quindi vado a darmi da fare, che ormai di traslochi, inscatolamenti e gestione di spazi stretti, ne so a pacchi.
Che anche se sono piccola, di spazio io ne occupo. Eccome se ne occupo. 

lunedì 12 novembre 2012

considerazioni

Mancano:
42 gg. a Natale.
187 gg. al mio compleanno.
270 gg. alla notte di San Lorenzo.

Come cacchio fa una a trovare l occasione di esprimere un desiderio e sperare che si avveri?

aujourd'hui



























‎... E poi questo buttarsi, ogni volta. 
Questo crederci, ancora. 
Questo rischiare di perdere tutto, rimetterci anche di più, leccarsi le ferite e ricominciare. 
Il giorno in cui dovessi imparare a farne a meno, avrò smesso di vivere.

( Millimetrica)

mercoledì 7 novembre 2012

... e altri invece che...

...la mia autostima fa le capriole. 
sarà... 
sarà che dire le cose davvero come stanno, come le penso e come le vivo, senza fare finta di qualcosa, che poi fingere mi riesce pure male... e invece la sincerità mi fa sentire bene. 
sarà... 

sarà che, girando per mobilifici, ho preso consapevolezza del fatto che non sarò mai  una di quelle donne organizzate, la cui cucina è sempre in ordine e sai esattamente dove trovare le cose.
Una di quelle donne a cui non pesa prepararsi la sera il pranzo per il giorno dopo e esce di casa con tutto ben ordinato nelle scatolette adatte al microonde. E magari hanno anche il tempo di scegliere prima di andare a letto gli abiti che metterà il giorno dopo, ha un angolo specifico dell'ingresso dedito a raccogliere la corrispondenza e i bidoni della differenziata sempre rigorosamente vuoti (perché li svuota ogni giorno). Di quelle che si svegliano già sorridenti e quasi per nulla spettinate e il caffè gliel hanno già preparato i passerotti mentre lei cinguetta su Twitter che i sogni sono desideri... 

Sarà... 

Sarà che io impiego minimo 4 passi solo per riuscire ad infilare le ciabatte una volta scesa dal letto e presa la strada del bagno. Sempre che nel frattempo non inciampi sui calzini abbandonati lì in zona e con cui la Melli ha giocato durante la notte.
Certo, mi sveglio con il sorriso, ma solo se è l'altra S. a farmi da sveglia. Altrimenti mugugno incazzosa fino dopo al secondo caffè latte della giornata...
E sarà che non me ne frega un accidenti.
Sarà che preferisco di gran lunga essere così come sono e non come ci si aspetterebbe che io fossi... e sono anche stanca di sentirmi inferiore a qualcuna solo perché... e non c è nemmeno motivazione perché certe motivazioni non hanno senso di esistere. 
Sarà...
Sarà che tu ci sei, anche oggi. E la tua risata ha riempito il tuo abitacolo e il mio telefono, nonostante mi stessi dando della carogna (un po' a ragione forse ma non troppo!), e quando tu ridi l Universo si apre in squarci di luce. 
Sarà...
Ma oggi mi voglio bene. Molto bene. 


On Air: Bella Più che Mai - Stadio

lunedì 5 novembre 2012

Ci sono momenti che...


Così gentile e inafferrabile padrone e schiavo della verità 
Impermeabile alla volgarità, che non saluta quando se ne va 
E ancora vado alla deriva e ancora canto 
Dovunque io sarò, dovunque lui sarà, sarà al mio fianco 
Dalle colline d'Africa fino alla polvere delle città 
Potrà pensarmi quando capita, potrò sognarlo dove sarà 
E ancora vado alla deriva e ancora canto 
Dovunque io sarò, dovunque lui sarà, sarà al mio fianco 

E se avrò freddo mi scalderà e nel deserto mi confesserà 
E nel deserto sarò acqua per lui, acqua che canta 

E ancora vado alla deriva e ancora canto 
Dovunque io sarò, dovunque lui sarà, sarà al mio fianco 

Per ogni strada che prenderà e perderà ogni volta 
Per ogni volta che tornerà, starò alla porta 

E ancora vado alla deriva e ancora canto 
Dovunque io sarò, dovunque sarà, sarò al suo fianco

On Air: Deriva - Francesco de Gregori

mercoledì 31 ottobre 2012

Quasi venerdì...

E in effetti è un mercoledì che sa di venerdì. 
Perché domani niente ufficio, come se fosse sabato e venerdì sarà ancora come fosse sabato. 
C è elettricità nell'aria. lo si è capito dal messaggio de El Gatto alle 7 e mezzo diceva "è venerdìììììì" e come lo dice El Gatto ha il suo perché. 
C'è elettricità nell'aria e sarà anche colpa di tutto questo vento che c è fuori. Passa attraverso il capannone dell'acciaieria qui al lato e fischia che è un piacere, passa in mezzo ai polsini del giubbotto e, fa freddo cavolacci! 
Sono curiosa di passare sulla strada più alta domani mattina e vedere se ha nevicato sulle creste delle prealpi facendo assomigliare questa città all'altra mia città, già avvolta nel suo anfiteatro imbiancato da qualche giorno. 
E sarà un fine settimana di caccia grossa. Perché ho un negozio di vimini e bambù che aspetta solo me. E poi quel mobilificio che arreda la casa delle generazioni S. da tempo memore. Attendo con ansia che mi spieghino perché, nonostante si sia capaci di circumnavigare la Luna e tornare indietro, l'idea di mettere un lavello sotto la finestra, allungando uno scarico di un metro crei così tanti scompensi emotivi. Quindi si va a caccia di idee, così da dare concretezza ai pensieri che ormai tutte le immagini di google inerenti alla cucina le ho viste e imparate a memoria. In un flash ieri ho quasi pensato che il viola chiaro fosse un bel colore per la cucina. Mi sono subito distaccata dal video annegando il pensiero nel cappuccino della nescaffé.
Allora ci si darà da fare. Per impegnare questi quattro giorni cercando di vincere quel pensiero che mi è rimasto lì, incastrato nella farfallina dell'orecchino (il terzo dell'orecchio sinistro) ossia che solitamente in questi giorni mi prendo tempo spazio e un eurostar. E invece quest anno gira così, un po' diversamente e si tratta di temporeggiare. E mentre Elisa mi fa compagnia canticchiando tra queste righe, penso che ci sarà comunque modo di ridere, di sperimentare e  arrivare a lunedì in qualche modo con una marcia in più. Che non è sempre vero che i treni fuggono e non tornano mai. Alle volte le cose semplicemente seguono il loro corso e prendono delle pieghe in modo autonomo e aspettare alle volte non è un errore, che per stare vicini non è necessariamente indispensabile essere nella stessa stanza. Che cosa significa? boh non so precisamente ma mi girava per la testa e mi è venuto così.
Pensieri sparsi di un quasi venerdì. 

On Air: una canzone dedicata ai miei due Gianni e Pinotto preferiti: Cercando di Te - Pooh

martedì 30 ottobre 2012

Goodbye

E' ufficiale.
Denzel cambia casa.
Ho temporeggiato, l ho coccolato, gli ho fatto sgranchire le ruote intorno a casa, e gli ho fatto un pieno, così perché non sentisse il vuoto interiore poco prima che io tornassi sotto i ferri la seconda volta. Ma la decisione era nell'aria, lì sospesa e aggrappata dal silenzio di un discorso che non si ama affrontare. Tutti sanno che è lì ma si fa un po' finta di nulla, si parla d'altro, prima o poi si dirà pure quello ma intanto...
Intanto il tempo è passato, il suo motore canta come un fringuello e io dovevo decidermi, fare la mia scelta. Il passo l avevo fatto, senza troppa convinzione a dire il vero. Le sue foto erano reperibili in web, con tanto di annuncio e fiocchietti. Ma non è che il n. di telefono di riferimento fosse proprio acceso ogni singolo giorno. C'è sempre stata una sorta di speranza sottocutanea che la cosa finisse lì. C ho provato ma... evidentemente... E invece no. 
Dall'altro canto chi mi sta accanto non ha mai voluto forzare la mano. Sono decisioni mie e come tali vanno gestite, con i miei tempi e i miei modi. Ci vuole pazienza.
Alla fine un messaggio lanciato su Faccialibro e boh, rispondo, vada come vada e alla fine è andata. Denzel cambia targa, cambia casa e va.
Scelta completamente dettata dalla Ragione.
Perché se è vero che al Cuor non si comanda, alle volte gli si deve pur dire di stare anche zitto.
Che se no lui prende per la tangente e comincia a ragionare sul fatto che tutto sommato si può e si deve risalire in sella, che le paure sono fatte per essere affrontate e poteva essere comodo per arrivare alla fermata del tram nelle giornate di primavera...
Alla Ragione, nella sua arringa, le è bastato dire una parola sola: Famiglia. E in aula è sceso il silenzio.
Perché alla fine, so cosa ha provato la mia famiglia a passare settimane avanti e indietro per l ospedale e poi per il centro di fisio e vedermi star male e non poter fare nulla se non starmi vicino. So bene che accetterebbero anche la scelta di tornare in sella e ricominciare a girare su due ruote. Ma so altrettanto bene che vivrebbero con il patema ad ogni ritardo, che tenderebbero l orecchio per ogni singola sirena e questa non è vita. Non se la meritano e non sarò io a dargliela. 
Così è deciso, la Corte si ritira: Denzel avrà una targa nuova di zecca e andrà verso altre avventure.
Non senza una mia punta di malinconia quando lo verranno a prendere, ma ha altre strade da percorrere che non sono le mie. 
Alla fine, come insegna il buon caro vecchio D&R, gli oggetti sono solamente oggetti. 
Le cose importanti sono ben altre.

On Air: It's no easy to be me - Five For Fighting

venerdì 26 ottobre 2012

Le cose belle

Vi presento Gigio. 
Ossia il mio ginocchio, quello aromatizzato al titanio, per capirsi. E dall'immagine benché abbia scelto una misura piccina, si capisce che "aromatizzato" è un po' un eufemismo. 
Ve lo presento oggi perché si ridusse in coriandoli esattamente due anni fa, oggi. 
Più di qualcuno mi ha detto che non dovrei pensarci, ma non mi riesce di far finta di niente. Alcune immagini mi scorrevano davanti agli occhi stanotte quando cercavo di dormire e mi sembrava quasi di sentire l odore dell'asfalto. Una delle sensazioni più forti che abbia mai provato è stato quando un medico ha risposto al mio "ma quando posso tornare al lavoro?" con "Signorina, se lei tra sei mesi camminerà di nuovo sarà già tanto" e il mio girarmi verso mia mamma con la faccia di chi dice "dimmi che scherza... ti prego... dimmi che si sbaglia". 
Ma non Gigio per me non è solo questo. Con il passare del tempo che è vero guarisce gran parte delle ferite, posso dire con assoluta decisione che Gigio non è solo dolore baratro fatica disperazione (anche sì, in certi momenti) dispendio di energia morfina operazioni sedia a rotelle, discriminazioni e via dicendo. Ancora mi capita di stupirmi e capire che quello che ho superato è stato grave quando vedo la faccia dei medici che leggono il referto. Non sono uno psicologo (e forse se avrà voglia Bruno mi correggerà) ma forse questo significa che gran parte del trauma l ho superato. 
Gigio per me è anche "cose belle". Tante. 
Sono le ventiquattro ore di fusa ininterrotte della Melli quando sono tornata finalmente a casa. Sono le sere in macchina con il Fratellone Filosofo che mi accompagnava a fisioterapia e camminava al mio passo. E che mi abbracciava (pure!!!) quando dovevo salire le scale. Gigio è aver incontrato Laura, la vicina di letto diventata la grande Amica. E' Stefano, mio eroe mio salvatore, amico mio! Con la sua ciospa alla Simoncelli mi ha rimesso in piedi alla grande.
E' uscire di casa dopo mesi e risentire di  nuovo i profumi dell'aria, è accorgersi di aver perso due stagioni, è scoprire forza e tenacia dove si credeva non fossero di questo corpo. Gigio è saltellare a tempo di Viva la Vida dei Cold play quando finalmente ci si rialza in piedi in equilibrio. Gigio è non dare mai nulla per scontato e riuscire a guarda chi soffre oggi con un empatia più profonda. 
Gigio è aver incontrato Te, con il tuo carico di punti (anche tu) e la capacità di trasformare una notizia che pensavo brutta in una opportunità grandiosa con due giri di ragionamento. E' la tua mano mentre camminiamo e sono i mille e passa messaggi con un tifo da stadio. Gigio è ammirare insieme le Dolomiti in una mattina di agosto mentre aspetto di tornare in sala operatoria, è la tua voce mentre sono ancora sotto anestesia. E' il tuo chiamarmi Amore senza pensarci e dire "è un gran pasticcio". Sono i nostri giri in moto, perché tu mi hai fatto riprendere coraggio. Gigio è sognarmi di correre e di farlo bene senza paura. 
Gigio è la persona che sono oggi, arricchita da tutti questi momenti complicati e meravigliosi condivisi con Persone e Pelosa, che sono così vicine al mio cuore da esserne parte integrante. 
Tu mi dici che non c è nulla che valga una gamba sana. Credo che sia la seconda volta che mi trovo in disaccordo con te da che ti conosco.
Gigio è un sacco di cose belle, potendo tornare indietro cambierei qualcosa?
Ma proprio no!

On Air: Tra nuvole e lenzuola - Negramaro  (oggi una batteria carica come questa è un toccasana) 

mercoledì 24 ottobre 2012

Rivelazioni

Bene, 
ora che anche il Prof. Thunder è stato informato, posso dire ad alta voce che il prossimo cambiamento di considerevole entità consiste nell'abbandonare la Tana del Tasso e trasferirmi in un appartamento vero. Uno di quelli che ha le porte, per capirci. 
E non fate quella faccia. 
La Tana del Tasso ha una sola porta: quella del bagno ovviamente. Ma quella della camera da letto ad esempio non c è. E' in garage. 
La scelta fu obbligata e poco sofferta: libreria o porta? "questa stanza è troppo piccola per entrambe". 

Quindi è tutto deciso. Verso primavera sarò alle prese con scatoloni, carichi e scarichi e pennelli e ansia. Tanta ansia. 
Che sì, lo so, non dovrei. Credo anzi che il peggio sia passato. La fase delle capocciate contro lo stipite (orfano) della porta è passata. Quando tiri fuori il pallottoliere delle grandi occasioni, fai conti su conti, ragioni sui massimi e minimi sistemi, spacchi il capello in quattro e dividere l'atomo in comode rate mensili diventa una bazzecola, insomma, la fase del "faccio bene faccio male è andata". A essere sincera ho smerigliato molto di più i sentimenti altrui quando dovevo decidere se lanciarmi nell'acquisto o meno della Canon. Quella che sarà la mia futura dimora ha ampi spazi e luce discola che si infratta ovunque, entra da grandi finestre bianche e scivola lungo il legno delle camere da letto e arriva al ripostiglio. Sì, Siore e Siori, perché il ripostiglio c è ancora, ed è una manna dal cielo! Così come quei tre fili fuori dal terrazzo dove si possono mettere ad asciugare le lenzuola nelle mattine di primavera. Sono questi, ad oggi i tratti salienti della mia scelta. Anzi no, c è pure la passiflora. Dalla finestra della camera da letto si vede una casa diroccata (!!!) semi coperta dalla passiflora. 
Quando si dice il valore aggiunto. 
Adesso non mi resta che progettare la cucina, inventarmi di capire come funzionano le questioni degli scarichi Cose tipo:"ma come? il lavello sotto la finestra? eh, ma mica possono fare tanta strada o tante curve i tubi eh..." "e ho capito! ma è una cucina non il labirinto di Varsailles non si può tirare un tubo a un metro e mezzo?" 
Iniziano i giri di ricognizione tra mobilifici e affini, ho già fatto la carta family dell'Ikea e affrontate ampie discussioni su tenda doccia sì o tenda doccia no. 
E in tutto questo, or mi domando e chiedo: ma lo spugnato sul muro, sarà complesso da farsi? Mah... 

venerdì 19 ottobre 2012

Pausa

Pausa. 
Le mail da archiviare hanno raggiunto un numero preoccupante, il telefono squilla ma ho bisogno di prendere fiato e quindi
Pausa. 
Settimana ostica, complicata. 
Pensieri tanti, una folla. Spessi come giocatori di rugby che si cozzano addosso e si sbattono di qui e di lì come un canovaccio a scacciare le mosche. La febbre che sale e che scende al pari con lo stomaco che stanotte è andato a salutarsi le adenoidi e in quei momenti lo specchio mi rimanda facce ed espressioni che voi umani non potete immaginare. 
Stanchezza. 
Sono un emotiva, lo so. Lo dicono a mia madre dai tempi della terza elementare "è molto intelligente, si applica e studia molto, quella che la frega è l emotività". E' stato così fino alla maturità (scolastica) e mi sa che persevero e somatizzo. 
Somatizzo i cambiamenti, le prospettive di cambiamento perché i cambiamenti ci fanno perdere il controllo sulle situazioni. Quello che io amo tanto quello che cerco di tenere sempre imbrigliato e che mi fa sentire tanto al sicuro. 
Ma oggi chi è al sicuro? Tutto è precario a partire dal lavoro e c è da cambiare mentalità. Noi siamo cresciuti figli della generazione del "posto fisso" e ce l hanno tolto da sotto il naso. Forse la generazione di mio nipote che non sa cosa riuscivamo a fare con le dieci mila lire della domenica, vivrà il precariato come un dato di fatto. Ma noi ci troviamo smarriti e disarmati. E se io per il momento posso ritenermi ancora fortunata e tranquilla relativamente, una persona molto molto vicina al mio cuore non è così sicuro e a Natale potrebbe già trovarsi a fare i conti con un altro ostacolo da abbattere, o un opportunità da cogliere. Sono sicura che lui ha ormai maturato questa capacità di ribaltare la sorte, lo fa da quando aveva 16 anni. Ciò che mi rasserena un po' è stato potergli dire "se hai bisogno di aiuto, io ci sono" sapendo di poterlo fare senza nemmeno pensarci. 
Cosa che non posso dire all'altro Uomo che amo e che si trova in modo diverso nella stessa situazione. Non perché non voglia ma perché ci sono spazi che non mi appartengono. E allora quello che posso è stargli accanto, mettermi il nasino rosso da pagliaccio e regalargli sorrisi e risate quando si può. E credo mi riesca particolarmente bene. Anche rompergli l'anima con i mille dubbi su scelte pratiche e fondamentali nella vita come "bambù o ciliegio?" e sentire il suo sospiro rassegnato dall'altra parte del telefono e immaginare che faccia quella faccia lì che conosco fin troppo bene. 

Domani però parto. 
Arriverò in stazione che è ancora buio e prendere il treno prenotato 2 mesi fa e tanto atteso, mi aspettano sig. Thunder e Signora, e ore di rasserenanti chiacchierate. C è Chi dice che Thunder mi cazzierà di brutto perché la mia scrittura sembra andata in vacanza permanente, magari ha ragione, ma credo che quando gli spiegherò il motivo capirà pure lui. E poi intanto avremo modo di consumare la suola camminando su e giù per le sue strade, che ho da fare pratica con la nuova Bimba appena arrivata e che ancora fatica a svelarsi in tutte le sue funzioni. 
E poi... 
e poi sono quasi sicura che penserò ad un altro treno, ad un altra destinazione da cui manco da troppo tempo e che troppo mi manca. 
Come mi mancano le coordinate dei tuoi respiri e delle tue braccia in cui riesco ad abbandonarmi e non pensare a niente che non sia tu. Tu e la tua risata tu e il tuo modo di muoverti dentro al negozio di cioccolato, tu che mi scegli il calendario  e mi regali l agenda e mi strigli quando sbaglio il passo. Tu che quando mia madre dice "ma lui lo sa cosa vuoi fare?" rispondi "non è che lo so, ne ho il timore..." tu che comunque sia non smetti di esserci e di esserci per me. 
E se ancora guardo il calendario e non so quando arrivo, sono sicura che arriverò presto. 

(il ventolin è sempre in frigo... )

martedì 16 ottobre 2012

Somatizzo...


B:"Questo me lo deve fare subito. 
Verifichi.
Conteggi.
Riassuma.
Telefoni e Spedisca!
Ho detto subito. Non le do più di un quarto d ora di tempo per questa cosa eh... Si dia da fare". 
...
6 minuti dopo
SyS: "Fatto! Verificato i dati, conteggiato l ordine riassunto i dati, comunicato il recupero chiamato in azienda e spedito l ordine!!!" (pant pant..)
B: "Bene, e ha avvisato il Cliente?"
Sys: "Non mi ha detto di..."
B: "L'ha fatta troppo in fretta questa cosa. Troppo velocemente, eh lo sapevo che era meglio se m arrangiavo..."

giovedì 11 ottobre 2012

Doverose spiegazioni...

Settimana strana questa. 
Non che la precedente sia stata tanto meglio... ma pare che tutto ciò faccia parte della vita e quindi... 
Ma andiamo con ordine. 
Giovedì pomeriggio mi scrive un cliente: "Ciao S. ti ho inoltrato l ordine per la XXX via fax, me lo fai spedire insieme a quello dell'altro giorno. Grazie. 
Ps. ho visto che ti diletti con la scrittura in internet. Brava". 
Glom. 
Apro Google e scrivo "nome&cognome" e tac... ecco che esce il blog, esce il sito dell'ufficio, il profilo fb (rigorosamente con i ranghi serrati). 
Raggelante. 
Mi sono immaginata se la stessa cosa intuitiva l avesse fatta il mio capo (uno a caso, non fa differenza). 
Scioccante. 
Allora l'istinto di sopravvivenza mi ha fatto chiudere tutto. Armi bagagli e burattini nella baracca. 
Però, c è sempre un però, la voglia di scrivere non cambia non cessa non si estingue. Ed ecco l idea di aprire il blog "anonimo" con un nome che sono "nome&cognome" non avesse nulla a che vedere. 
Nel frattempo, smanettando sulle impostazioni privacy del blog sono riuscita a non renderlo rintracciabile su google, per quanto possibile e sto ancora lavorando per cambiare qualche impostazione... 
Ora che google ha aggiornato anche le sue di impostazioni la situazione è più tranquilla, accenno un apertura. Spero sia sufficiente... mah. 
Intanto sono ritornata nella mia pelle, e anche se Diamante Blu mi piace, per una serie di motivi, è da trentasei anni che sono Sys, da un anno e mezzo sono SyS (capisci a me) e tornare qui è come tornare nella mia pelle. 

mercoledì 3 ottobre 2012

Fatica

Sarà che il mio livello di sopportazione per un dolore sordo e continuo si è abbassata notevolmente, e il mal di denti mi rende più nervosa.
Sarà che sono fatta sempre allo stesso modo, e non cambierò mai, non da quel punto di vista almeno. Quello che mi fa credere alle parole, ai gesti. Quello che non si adegua ad un modo troppo veloce e radicale di cambiare le carte in tavola, ribaltare le belle abitudini. Che è stata una bella estate, di uscite e movimenti e di parole e di risate e adesso sembra che qualcuno abbia tirato il freno a mano.
Un po' in tutti i campi. 
E l'estate, a ben pensarci è ancora lì dietro, se ti volti un po' ancora puoi vederla, la scia del suo profumo c è ancora. E invece sembra già cosa fatta e distante e da qualche parte hanno già messo fuori le zucche dei morti.
Sarà che vada come vada deve andare a modo mio, e a modo mio non ci va quasi mai. non del tutto, ma del resto per chi altro? è solo che aspettare e dipendere dal modo di agire di un "bambolotto" non mi piace per nulla. 
Sarà che comunque (dovrei imparare a essere sincera, per lo meno con me stessa e allora la tirerei corta e andrei direttamente al nocciolo del discorso) l assenza delle tue braccia brucia, che chiudere gli occhi e ricordarsele bene, molto bene (potrei forse ricostruirne il disegno delle vene dei polsi, e poi la pressione con cui mi ci chiudevi dentro, con la mia testa nell'incavo della tua spalla che sembra fatto su misura) dicevo, chiudere gli occhi e ricordarle in giorni così non è affatto abbastanza. Oggi non basta proprio. 
Sarà l effetto della terza tacpirina, il mal di denti che non passa, gli ormoni che risentono del cambio di stagione (e sì che mica lo fanno loro il cambio dell'armadio, che si agitano a fare?), sarà... 
Sarà.
Ma oggi faccio fatica. 

martedì 2 ottobre 2012

Nostalgia


La Stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.

L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole

Wislawa Szymborska


Ma come ottobre?

Ma...? ma come ottobre? di già? e l'ultimo mese dov'è finito? e poi, già che ci siete, datemi le coordinate dell'ultimo an...